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baracca burattini e recensioni di liberiLibri hanno traslocato.

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# No way out
di Ferdinando Pastori, Edizioni Clandestine 2004
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# Il generale e il giudice
di Luis Sepulveda, Guanda 2003
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# Fratelli e sorelle. Hansel e Gretel o Caino e Abele?
di Salvatore Capodieci, Sanpaolo Edizioni
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# Piccoli affari sporchi, di S.Frears, 2003
Immigrati clandestini a Londra, probabilmente semplicemente una storia di immigrati oggi in una qualsiasi parte di Europa. Dove si respira pace e civiltà, cultura e libertà; troppo spesso solo apparente.
Apro una parentesi sul cinema e divago. Mi giungono allora alla mente confronti e pensieri diversi, sicuramente slegati, parzialmente coerenti. Rispetto alla coerenza il luogo: una sala dove si combina bene riflessione e distrazione. Non male per gli incontri di qualsiasi genere.
Si conoscono storie. La realtà del nostro quotidiano, delle fortune di essere in una parte del mondo che potrebbe ospitare. Certo, non tutto è così semplice. E in nome del difficile qualcuno compra un rifugio vendendo anche parti del proprio corpo. Piccoli affari sporchi ci racconta anche questo.
Uno dei compiti del cinema, uno degli infiniti e se vogliamo una delle aspettative (mie e di altri, non so/chissà) del cinema è farmi/ci pensare. E quando questo mi arriva come realizzato, il film mi appare bello e ben fatto. Forse può capitare anche con un qualcosa che riteniamo brutto, ma che fa discutere.
Piccoli affari sporchi ci offre svariati spunti. Tra i più elementari, mi appare, quello di interrogarci sul prossimo. Ancora di più, su un prossimo che non vive le nostre stesse fortune; rappresentato da un immigrato che normalmente incontriamo nelle strade, nei posti di lavoro, nei locali. Duro è pensare che dal punto di vista strettamente sociale, questi possano essere degli invisibili, ricattabili e sfruttabili. Duro, ingiusto, iniquo.
L'incontro è obbligatorio. A volte penso che basterebbe vederla così.
In realtà, cercheremo la soluzione chissà ancora per quanto. Il mondo è piccolo, lo è ancora di più con limiti, confini, frontiere. E se materialmente è comprensibile la difficoltà ad aprirsi, è invece incomprensibile la chiusura mentale verso forme di scambio, di comunicazione, di aiuto. Basterebbe pensare che tutti siamo ospiti di questa terra, fortunati, sfortunati, immigrati, emigranti, nativi, indigeni, apolidi.
E se una storia che racconta di amore e di violenza, proiettandosi verso un mondo migliore, lo fa come una goccia capace di aprire una breccia in questo oceano, è piacevole la sensazione che ci trasmette nello scoprirci in fondo ottimisti.
[di Marco Nardovino]

 

 

 

 

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